orge
Il casolare
07.06.2026 |
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"Si girò per guardare Marco, i capelli disordinati, le labbra gonfie, gli occhi lucidi di lacrime di piacere..."
La pioggia batteva incessante contro i vetri rotti del vecchio casolare di pietra, un suono ritmico e ipnotico che sembrava isolare il mondo esterno. All'interno, l'aria era densa, viziata dall'odore di muffa antica e dal calore crescente dei corpi sudati. Elena, una donna di trentacinque anni con una bellezza classica ma occhi che tradivano una fame inespressa, indossava solo un sottile abito di seta color crema che le aderiva alla pelle come una seconda pelle.Era lì per caso, o forse il destino l'aveva guidata fin lì. Trovò il gruppo di uomini seduti in cerchio attorno a una brace morente. Erano in sei, un misto di taglie e sguardi, ma tutti concentrati su di lei. Elena si sentiva leggera, quasi galleggiante, mentre la timidezza iniziale lasciava spazio a una vogliosa eccitazione che le gonfiava il basso ventre.
«Vieni qui,» ordinò un uomo dalla voce graffiata, tendendole la mano. Elena obbedì, i suoi tacchi alti che facevano un clack secco sul pavimento polveroso.
Non ci furono presentazioni. La psicologia della scena si basava sulla perdita di identità: Elena non era più una moglie fedele, ma un oggetto di desiderio collettivo. Le prime mani furono gentili, esploratrici, le accarezzavano i fianchi e le solleticavano la schiena, facendola tremare di anticipazione. Poi l'intensità salì.
Fu allora che notò Marco. Era l'ultimo arrivato, un uomo alto e muscoloso, con una presenza dominante. Quando lui le si avvicinò, il respiro di Elena si mozzò. Il suo pene, già eretto anche se vestito, sembrava enorme sotto il tessuto dei jeans e, quando si sbottonò, rivelò un cazzo di 28 centimetri di lunghezza e una larghezza impressionante, venoso e pulsante.
«È tuo,» sussurrò lui, con un sorriso crudele ma invitante.
Elena annuì, incapace di parlare. La usarono con una violenza dolce, un'orgia organizzata in cui ogni uomo prendeva il suo turno. Le mani la trattenevano, le dita affondavano nei suoi fianchi lasciandole segni rossi, mentre la sua bocca era occupata da baci affamati e da lingue che le esploravano la gola. Ma fu con Marco che l'esperienza raggiunse il culmine.
La posizione era brutale: Elena inginocchiata sulla vecchia coperta di lana, con le mani legate dietro la schiena da una delle cinghie di uno degli uomini. Marco si posizionò dietro di lei, la prese per i capelli tirandole la testa all'indietro per esporle la gola e, con una sola spinta decisa, la sua lentezza iniziale esplose.
I 28 centimetri la riempirono completamente, allungando il suo interno fino al limite. Elena emise un gemito soffocato, gli occhi che si rovesciavano all'indietro. La larghezza del suo cazzo la faceva sentire divisa in due, un piacere così intenso da confondersi con il dolore. La usava senza riguardo, affondando fino in fondo ogni volta, sfregandosi contro il suo punto più sensibile con una velocità vertiginosa.
«Goditi tutto,» ringhiò Marco, mentre un altro uomo le accarezzava il seno, pizzicandole i capezzoli, e un terzo le baciava il collo. La sovrastimolazione era totale. La mente di Elena si annebbiò, il mondo esterno svanì, lasciando solo il battito del proprio cuore e il fruscio dei corpi che si muovevano.
Si girò per guardare Marco, i capelli disordinati, le labbra gonfie, gli occhi lucidi di lacrime di piacere. Lui la guardò con una possessività animalesca, aumentando il ritmo fino a quando lei non tremò tutta, le dita dei piedi che si accartocciavano. Quando l'orgasmo la colpì, fu violento, a ondate, facendole arcuare la schiena mentre Marco e gli altri uomini la seguivano, eiaculando in lei, sul suo petto, sul suo viso.
Quando finalmente si fermarono, il silenzio tornò nel casolare, rotto solo dal respiro affannoso di Elena. Gli uomini si alzarono, si stiracchiarono e, dopo averla guardata per un ultimo istante di compiacimento, uscirono uno alla volta nella pioggia, lasciando la porta socchiusa.
Elena rimase sola sul pavimento. Si guardò nello specchio rotto appeso alla parete: era una visione di decadenza erotica. Il suo corpo era lucido di sudore e coperto di sborra bianca che colava lentamente dalle sue labbra, macchiandole il collo, il petto e le cosce. Si toccò il ventre, ancora pieno e pulsante, e un sorriso languido le si dipinse sulle labbra. Si sentiva usata, piena, e mai così viva. La pioggia continuava a cadere, lavando via il mondo fuori, mentre lei restava nell'intimità sporca e perfetta del suo piacere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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